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Secondo diario della missione Moldavia
post pubblicato in diario, il 5 gennaio 2013
Dai palazzi governativi al rigore dell'internato di Hincesti, passando per il distretto di Nisporeni


Dopo la vittoria elettorale dell'Alleanza per l'integrazione europea in Moldavia, coalizione formata da liberali, liberal-democratici e democratici nel novembre 2010, devono passare tre anni di instabilità politica prima che si arrivi ad eleggere il Presidente del Parlamento, operazione resa poi possibile grazie al passaggio di tre comunisti nel partito socialista, che consentono di raggiungere la cifra di 61 voti necessari per l'elezione. In cambio, gli ex comunisti, hanno preteso un Presidente che non fosse già precedentemente impegnato nel panorama politico nazionale. La scelta è ricaduta su un giudice con 25 anni di carriera alle spalle, presente anche nella Corte Suprema di Giustizia. Sfida della nazione è adesso quella di realizzare la politica di avvicinamento all'Europa, come previsto nei recenti accordi di Vilnius. I moldavi chiamano il 2013 l'anno del 'grande passo': obiettivo, per loro, riuscire a viaggiare in Europa senza visto. In cambio, l'Unione chiede diverse riforme nei campi della sanità, del sistema educativo e della giustizia. Sbloccata la situazione di instabilità politica, in Moldavia torna la fiducia negli investimenti anche dall'estero. "Per gli stranieri delocalizzare nel Paese e produrre il Made in Moldavia consente di esportare senza tasse sia nell'area dell'ex blocco sovietico che in quella europea. Questo fa della Moldavia un ipotetico ponte tra est e ovest, come sostiene l'onorevole Andrian Candu, esponente della coalizione al governo, durante l'incontro con la delegazione guidata da Alessandro Battilocchio. " Abbiamo dovuto prima di tutto combattere la corruzione, riformare il sistema educativo e quello della giustizia – spiega Candu - oggi la Moldavia è pronta per le sue sfide. Si sono aperte nuove frontiere nelle relazioni che il nostro Paese ha avviato con l'estero, dove l'Italia è quinta, alle spalle di colossi come Germania e Olanda, nel garantire investimenti e scambi economici ".

Finalmente le procedure di adozione internazionale sono diventate più snelle. Rappresentavano un vero e proprio incubo fino a pochi anni fa secondo le testimonianze di alcune famiglie americane coinvolte in pratiche complesse ed estenuanti per riuscire a prendersi cura dei bambini. Passo necessario alla luce dei numerosi casi di abbandono di minori moldavi, per la tendenza della fascia media della popolazione a lasciare il Paese per cercare lavoro all'estero. Un esodo che arriva a sfiorare la cifra di un milione.

Lasciata Chisinau, la delegazione ha raggiunto il distretto di Nisporeni, regione moldava al nordovest del Paese, confinante con la Romania e quindi prossima all'Europa. Una vasta area che vive di agricoltura e delle rimesse dei tanti moldavi emigrati verso la Russia, la Turchia, l'Olanda, la Spagna, il Portogallo, l'Italia e in misura minore la Grecia. Ad attendere Battilocchio e il suo staff di volontari, il Presidente del distretto Vasile Bitca e 15 dei 23 sindaci della regione che conta 65mila abitanti. In un clima di scambio delle rispettive esperienze amministrative e di una comune volontà dell'inizio di un progetto di cooperazione e di amicizia, spicca l'intervento dell'unico sindaco donna presente, Elena Grosavu, primo cittadino di Grosesti. La buona disposizione verso gli ospiti venuti da lontano emerge dalla descrizione del vicino di casa di Donna Grosavu, il cui nome richiama, per ironia, la natura agricola del distretto moldavo: l'italiano Domenico Ortolano.

Non è una leggenda che arriva distorta in Italia quella che descrive gli internati moldavi dislocati in zone lontane dai grandi agglomerati urbani. Fatto che lascia presupporre la volontà di dissuadere il minore dalla fuga. Caso emblematico l'istituto che la delegazione ha raggiunto in serata: l'orfanotrofio Carpineni di Hincesti.

Mai ristrutturato dal lontano 1962, anno della sua fondazione, il centro ha la tipica struttura dell'orfanotrofio tipico degli ex Paesi sovietici: blocchi di cemento non riscaldati, mura fatiscenti, camerate anonime e senza colori, bagni freddi con un'unica doccia comune dove i bambini vengono introdotti in gruppi una sola volta a settimana. Due piani, sui tre presenti, totalmente privi di acqua ( nel terzo si trova solo quella fredda ), secchi abbandonati nei bagni a testimoniare la necessità per i ragazzi dell'istituto di procurarsi e caricarsi l'acqua calda dall'esterno dell'edificio. Agli orfani di Carpineni il Governo non destina budget aggiuntivi per le spese straordinarie dell'internato e per le attività ricreative nel tempo libero: i bambini non lasciano l'istituto neanche per andare a scuola. Degli oltre 120 ospiti fissi dell'orfanotrofio, 30 bambini rimangono nella struttura anche durante le vacanze di Natale, non avendo neanche parenti lontani a garantire un minimo di evasione. È con loro che la delegazione decide di trascorrere le ultime ore della giornata, improvvisando un momento di festa nei panni del Babbo Natale che tutti i bambini sognano di incontrare. Medicinali, vestiti, quaderni, colori e cioccolata, raccolti nel comprensorio di Tolfa, sono stati ingredienti e contenuto del sacco di sorprese forse meno accattivante ma più attento a soddisfare quei bisogni che per i bambini degli internati moldavi sono prioritari.



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